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Un ottimista non rimarrà mai piacevolmente sorpreso

12 ottobre 2012

Ho finalmente terminato di sistemare a prato quegli 8m² di Selva Selvaggia E Aspra E Forte che segnano un angolo del terrazzo di casa.

Per arrivare fin qui ci sono voluti vari passi successivi:

I) Estirpare una Yucca Elephantipes con tronco tripartito del diametro alla base di oltre un metro, con rami alti oltre 3m che si espandevano floridamente fin sul terrazzo della signora del piano di sopra.

L’amico giardiniere, opportunamente allertato e reso edotto dell’esistenza di tale Sequoia della Felicità, si presenta con una splendida sega a mano con lama di 40cm:

Amico Giardiniere:Macristodundio! Ma e’ più di un metro! Comecazzo la taglio”?

Gianc: …”perché io cosa ti avevo detto”?

Amico Giardiniere: EhcazzoSi! Ma non ti ho creduto“!

II) Potare l’edera, che in pochi mesi si era appropriata dei pochi spazi lasciati liberi dall’orribile Tronchetto Dopato.

III) Scoprire che la suddetta potanda avvolgeva, nascondeva e tratteneva a sé 60 (si 60, non non ho sbagliato a scrivere, proprio Sessanta, 2²x3x5) vasi da fiore di ogni dimensione, razza e colore, spesso incastrati tra loro come un bizzarro tetris, lasciati lì dalla precedente proprietaria, che positivamente impedivano ai miei affilatissimi forbicioni di liberarli dall’orrendo abbraccio.

IV) Districare i suddetti dall’edera con un lavoro certosino di forbici da potatore.

V)  Gettare ramaglie, 55 vasi e pezzi di baobab della felicità (nota per il futuro: 8m² di giardino riempiono un camioncino)

VI) Riempire le voragini lasciate nel pratino, togliendo da dove ce n’è e mettendo dove non ce n’è.

VII) rastrellare, concimare, livellare, spianare, compattare e innaffiare  come se si fosse seminato.

…E poi si aspetta, si innaffia e si aspetta, finché non nasce qualcosa.

Ascolti serafico i commenti dei vicini che rimarcano come per anni i precedenti proprietari abbiano fatto innumerevoli e infruttuosi tentativi di far crescere erba in mezzo a quella giungla, insinui loro il dubbio che forse l’abnorme tronchetto si succhiava tutta l’acqua disponibile nel raggio di 218 metri, per rafforzare l’ipotesi fai sommessamente notare che un pezzo di tronco di Yucca Gigantea,  di 30cm di diametro e una quarantina di altezza, pesa circa 20Kg e tu lo hai portato sulle tue spalle fino al camioncino e aspetti.

Il pratino assume sfumature verdine e giorno dopo giorno il tono di verde diventa sempre più dominante rispetto al bruno del terriccio vulcanico, chiami i bimbi per fargli vedere la forza della natura, la crescita di piantine da un invisibile semino, foglioline che diventano sempre più grandi e forti dalla mattina alla sera e poi al momento giusto…

VIII) ZAC! DISERBANTE SISTEMICO COME NON CI FOSSE UN DOMANI!

Perché a me piace il prato naturale.

Ma li, nascosto in quel terriccio, c’erano i semi di tutto il campionario della flora dei castelli romani, accumulatosi nell’arco di una trentina di anni in paziente attesa di un goccio d’acqua lasciato dalla vorace yucca per germogliare.

Ho azzerato la situazione.

IX) Finalmente, dopo aver ben desertificato,  si ri-rastrella il pratino, si ri-concima, si semina l’erbetta, si ri-spiana, ri-compatta e si re-innaffia.

Ascolti serafico i commenti dei vicini che rimarcano, insinui il dubbio, fai sommessamente notare, ricordi i tronchi intrisi d’acqua da 20kg ognuno trasportati a forza e aspetti. Innaffi e aspetti.

Il pratino ri-assume sfumature verdine e giorno dopo giorno il tono di verde ri-diventa sempre più dominante rispetto al bruno del terriccio vulcanico, ri-chiami i bimbi per fargli vedere la forza della natura, la ri-crescita di piantine da un invisibile semino, foglioline che ri-diventano sempre più grandi e forti dalla mattina alla sera e noti che, nonostante il diserbo alla Attila, qualche piantina estranea caratterizzata da foglie ovate, opposte, dentate, lanceolate, con stipole, con piccoli fusti a sezione quadrangolare,contamina l’uniforme distesa di sottili fili d’erba.

Ma te ne freghi. Perché a me piace il prato naturale.

Dopo qualche giorno  noti che qualche filo d’erba estraneo contamina l’uniforme distesa di piantine a foglie ovate, opposte, dentate, lanceolate, con stipole, con piccoli fusti a sezione quadrangolare.

Ma me ne frego. Perché a me piace il prato naturale.

Me ne frego, si, ma sono tuttavia curioso, molto curioso troppo curioso, di sapere quale splendida sorpresa allieterà i miei occhi non appena quegli 8m² di pratino si saranno consolidati. le piantine hanno assunto una forma riconoscibile e sono sicuro che ad un esame più approfondito e ravvicinato scoprirò senz’altro quale meravigliosa pianta essa sia. Allungo una mano affondandola con voluttà nella rigogliosa verzura per prendere la meglio formata ed esaminarla sotto una luce migliore.

Noto con estremo dispiacere che non ho bisogno di alcuna luce…

…È ortica.

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2 commenti
  1. almeno, i tuoi figli sapranno come sono fatte le ortiche, ché i bambini di oggi non lo sanno più e quando li porti a giocare al parco ci si fiondano dentro ignari, lamentandosi poi che li hai portati in un posto dove ci sono tante zanzare. (le formiche rosse no, le formiche rosse le hai sterminate tutte tu, col diserbante)

    • Ecco, le formiche sono tutto un altro paio di maniche: il diserbante non le ha toccate, in compenso le ho preparato la scorta di cibarie per i prossimi dieci anni seminando l’erbetta. Sono arrivate a frotte, avvertendo tutti i formicai nel raggio di 27Km a depredare il giardinetto…

      Il problema è che IO non ho riconosciuto l’ortica, incubo della mia infanzia particolarmente rustica anzichenò… Ricordo almeno quattro cadute in mezzo a cespugli di ortica, vestito solo di pantaloncini corti… ma finché non ci ho messo la mano non ci ho creduto…

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